Mercoledì 11 marzo 2026
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-19)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Comprendere la Parola
Gesù pronuncia queste parole nel Discorso della montagna, il grande insegnamento nel quale egli espone il volto e il programma del Regno di Dio. Il contesto richiama inevitabilmente la figura di Mosè. Come Mosè era salito sul Sinai per ricevere da Dio la Legge e trasmetterla a Israele, così ora Gesù parla sul monte come maestro autorevole. Tuttavia, la questione decisiva è comprendere quale sia il suo rapporto con la Legge sinaitica e con l’intera rivelazione dell’Antico Testamento, evocata dalla formula tradizionale «Legge e Profeti».
Gesù esclude con decisione ogni interpretazione di rottura. Non è venuto ad abolire, ma a portare a compimento. Il verbo usato indica il riempire di pienezza, il condurre qualcosa alla sua forma definitiva. La Legge non viene dunque cancellata, ma condotta alla sua verità più profonda. Per questo Gesù afferma con una formula solenne che neppure il più piccolo segno della Torah – «uno iota o un trattino» – passerà prima che tutto giunga a compimento. La rivelazione contenuta nella Legge rimane parola di Dio e conserva una validità che nessuno può trattare con leggerezza.
Questo detto di Gesù riflette anche una questione molto viva nelle prime comunità cristiane. Il Vangelo annunciato da Cristo sostituiva la Legge mosaica? I cristiani dovevano considerarla ormai superata? Gli scritti del Nuovo Testamento mostrano che la riflessione su questo tema fu complessa e conosce accenti differenti, specialmente tra la prospettiva paolina e quella del Vangelo di Matteo.
Nel passo odierno Matteo sottolinea con forza la continuità tra la Legge mosaica e l’insegnamento di Gesù. Entrambi provengono da Dio e appartengono alla stessa storia di rivelazione. Tuttavia la Legge conteneva in forma germinale ciò che ora, nella parola e nell’opera di Gesù, viene rivelato in pienezza. Nei passaggi successivi del Discorso della montagna egli mostrerà concretamente come questa pienezza si realizza. Qui, invece, insiste su un punto fondamentale: proprio perché è parola di Dio, la Legge non può essere relativizzata. Essa deve essere praticata e insegnata interamente, anche nei suoi precetti più piccoli. Chi la vive e la trasmette partecipa alla grandezza del Regno; chi la svuota o la banalizza ne rimane ai margini. In Gesù, dunque, la Torah non viene abolita, ma portata alla sua verità definitiva.
