Lunedì 16 marzo 2026
In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
Comprendere la Parola
Il racconto del funzionario del re è costruito da Giovanni come un itinerario di fede che nasce nella necessità e giunge alla fiducia piena nella parola di Gesù. Tutto comincia con una situazione di estrema fragilità: un padre ha il figlio gravemente malato, ormai vicino alla morte. Il dolore rompe ogni distanza sociale. Quest’uomo, probabilmente legato all’amministrazione di Erode Antipa, percorre il tragitto da Cafarnao a Cana per cercare Gesù. Non porta con sé una fede matura, ma una speranza disperata. Crede che Gesù possa guarire, ma pensa che debba venire fisicamente a Cafarnao.
La risposta di Gesù sembra inizialmente dura. «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Non è un rifiuto, ma una provocazione. Gesù smaschera una fede che dipende dal vedere. Il funzionario però non si ferma alla difficoltà della parola. Ripete la sua supplica con urgenza: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». È il grido di un padre che non ha più alternative.
A questo punto avviene la svolta del racconto. Gesù non si muove, non compie alcun gesto visibile. Pronuncia soltanto una parola: «Va’, tuo figlio vive». Ed è qui che nasce la vera fede. L’uomo «credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino». Crede prima di vedere. Torna a casa affidandosi unicamente alla parola ricevuta.
Quando i servi gli annunciano la guarigione del figlio, egli scopre che tutto è avvenuto proprio nell’ora in cui Gesù aveva parlato. Il segno conferma la parola, ma non la sostituisce. Per questo il racconto si conclude con una fede più ampia: non solo il padre, ma tutta la sua casa crede.
Giovanni chiama questo episodio «il secondo segno». Non è soltanto una guarigione. È la rivelazione della potenza creatrice della parola di Gesù. Una parola che attraversa le distanze, raggiunge la vita ferita e genera fede in chi accetta di fidarsi prima di vedere.
