Lunedì 1° giugno 2026
In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.
Comprendere la Parola
La parabola dei vignaioli omicidi è una delle pagine più drammatiche del Vangelo. Gesù la racconta mentre il confronto con i capi del popolo si fa sempre più acceso e, attraverso questa storia, rivela il significato profondo del rifiuto che sta sperimentando.
La vigna richiama immediatamente il celebre canto di Isaia 5. Essa è il segno dell’amore premuroso di Dio, che prepara ogni cosa con cura e affida il suo progetto agli uomini. Nella parabola, però, il problema non è la vigna, bensì i vignaioli. Essi dimenticano di essere semplici amministratori e si comportano come proprietari. Rifiutano i servi inviati dal padrone, immagine dei profeti, e infine arrivano a uccidere il figlio, l’erede.
Gesù svela così una tentazione che attraversa tutta la storia della salvezza e che può riaffacciarsi anche nella vita della Chiesa e di ogni credente. Il Regno di Dio non è una realtà di cui impossessarsi, ma un dono da accogliere e servire. Quando l’uomo cerca di sostituirsi a Dio, quando usa la fede per il proprio prestigio, il proprio interesse o il proprio potere, smette di essere collaboratore del Regno e ne diventa un ostacolo.
Eppure il rifiuto degli uomini non può fermare il progetto di Dio. La citazione del salmo «La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo» annuncia il mistero pasquale. Gesù sarà respinto, condannato e crocifisso, ma proprio attraverso la sua morte Dio realizzerà la salvezza del mondo. Ciò che gli uomini scartano diventa il fondamento della costruzione nuova.
La parabola ci invita allora a un serio esame di coscienza. Siamo chiamati a entrare nel Regno mediante la conversione e a lavorare per la sua crescita. Non come padroni, ma come servitori. La Chiesa stessa vive nella continua necessità di lasciarsi giudicare e purificare dalla Parola di Dio, ricordando che il Regno è sempre più grande delle sue strutture visibili. Solo chi riconosce di essere un semplice vignaiolo può portare frutti che appartengono davvero al Signore.
