Martedì 3 marzo 2026
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
Comprendere la Parola
Il brano si apre come una scena di vita quotidiana: Gesù guarda la folla, guarda i suoi discepoli, e sembra vedere negli occhi di ciascuno la fatica di chi si sente schiacciato da regole, giudizi, aspettative. Gli scribi e i farisei parlano molto, insegnano molto, ma le loro parole non coincidono con il passo dei loro piedi. È come se costruissero montagne di precetti e poi, dall’alto, osservassero gli altri arrancare. Gesù non li attacca per ciò che insegnano, ma per ciò che non vivono: la distanza tra la bocca e il cuore, tra il dire e il fare, tra il mostrare e il servire.
Poi la scena si sposta: Gesù smaschera la ricerca di visibilità, il bisogno di essere notati, applauditi, riconosciuti. Filattèri allargati, frange allungate, posti d’onore, saluti solenni: un mondo costruito per apparire, non per amare. È un teatro religioso dove tutti recitano, ma nessuno si lascia toccare davvero da Dio.
In mezzo a questo palcoscenico, Gesù pronuncia parole che ribaltano tutto: «Uno solo è il vostro Maestro… uno solo è il Padre… uno solo è la vostra Guida». È come se dicesse: smettete di costruire gerarchie per sentirvi più importanti; ricordate che siete fratelli e che la grandezza non si misura dall’altezza del piedistallo, ma dalla profondità del servizio.
Alla fine, la frase che chiude il brano è una lama sottile: chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato. Non è una minaccia, ma una rivelazione: la vita vera scorre verso il basso, come l’acqua. E Dio abita proprio lì, dove qualcuno si china per sollevare un altro.
