Mercoledì 1° aprile 2026
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,14-25)
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
C’è un momento in cui il male smette di essere un’ipotesi lontana e prende forma in una decisione concreta. Il Vangelo lo racconta senza enfasi: Giuda Iscariota va dai capi dei sacerdoti e mette un prezzo alla relazione con Gesù Cristo. Trenta monete. Non è solo una cifra: è la riduzione dell’amore a calcolo, della fiducia a merce. Da quel momento, dice il testo, cerca “l’occasione propizia”. Il tradimento non è un gesto improvviso, ma un’attesa fredda, organizzata.
Quando Gesù annuncia: “uno di voi mi tradirà”, non scoppia lo scandalo, ma una domanda che scava nel cuore: “Sono forse io?”. È la domanda giusta. Non “chi è?”, ma “potrei essere io?”. Il male non è solo fuori, è una possibilità che abita ciascuno. La fede non consiste nel sentirsi al sicuro, ma nel rimanere vigilanti, veri, poveri davanti a Dio.
Giuda osa chiedere: “Sono forse io, Rabbì?”. E Gesù risponde senza smascherarlo pubblicamente, senza umiliarlo: “Tu l’hai detto”. È una parola che lascia ancora spazio, che non chiude la porta. Anche davanti al tradimento, Gesù non rinuncia a offrire una possibilità. Il dramma di Giuda non è solo nel gesto, ma nel non aver creduto fino in fondo a questa possibilità.
Questo Vangelo ci conduce lì, nel punto in cui si decide tutto: tra il calcolo e il dono, tra il trattenere e il consegnarsi. E ci lascia con una domanda che non possiamo evitare, ma che può diventare preghiera: Signore, sono forse io? Custodisci il mio cuore, perché non venda ciò che tu hai amato fino alla fine.
